Il museo

Il Museo di Civiltà Contadina di Antillo nasce negli anni ’80 dall’esigenza di reperire e riunire in un unico sito tutti quegli oggetti rappresentativi della tradizione antillese rurale, pastorale e montana che rischiavano di scomparire definitivamente.

Si tratta, innanzitutto, di un prezioso patrimonio artistico da tutelare e da salvaguardare. Ma non solo. Per la comunità antillese esso rappresenta la memoria storica di un tempo oramai lontano, ma che tali testimonianze contribuiscono a non farlo cadere nell’oblio, ponendolo all’attenzione della conoscenza collettiva e in particolare delle nuove generazioni.

Il Museo, grazie alle donazioni di tanti cittadini, custodisce centinaia e centinaia di utensili, attrezzi e strumenti destinati prevalentemente al lavoro e alla casa, taluni in metallo, altri in legno, talaltri in terracotta.

Nell’angolo riservato all’agricoltura fanno bella mostra di sé:

  • “a fauci” e “a runca” (falce e roncola per tagliare l’erba e i rovi nei campi);
  • “l’aratu”, “u iu”, “u trizzicu” (l’aratro, il giogo, il giogo a tre per arare i terreni con l’ausilio dei buoi o per trebbiare il grano ed altri cereali);
  • “u dumunnedda” (il duemondelli, unità di misura per granaglie corrispondente a circa 10 kg.);
  • “u rospu” (il punteruolo per interrare le piantine);
  • “u firrignacculu” (il crepitacolo spaventapasseri),

Strumenti forse sconosciuti ai più giovani ma che, nel passato, hanno assicurato i mezzi necessari al sostentamento di interi nuclei familiari.

Altrettanto nutrita è la sezione dedicata alla pastorizia che, da sempre, è stata una delle attività prevalenti tra gli antillesi.
Qui si possono ammirare:

  • “cavagni” e “circhi” (fiscelle per contenere ricotta e formaggio);
  • “a mastredda” (il gocciolatoio sul quale veniva riposto il formaggio per separarlo dal siero);
  • “i mussali” (le museruole per le mucche);
  • “i cuddara i campana” (i collari dei campanacci delle mucche impreziositi da decorazioni di alto pregio artistico);
  • “u pagghiaru” (piccolo pagliaio in miniatura, utilizzato dai pastori come ricovero durante le fredde e piovose giornate invernali)

Lo spazio del Museo riservato all’artigianato contiene:

  • “a serra” (lama dentata per il taglio di assi in legno);
  • “u struncaturi” (lama dentata per il taglio degli alberi);
  • “a currula” (carrucola per sollevare pesi);
  • “casci pi’ petri” e “casci pi’ terra” (casse per il trasporto di pietre e terra sull’asino);
  • “a carriola” (carriola in legno con ruota in metallo adibita al trasporto di materiali);
  • “accetta” (l’ascia per spaccare la legna)

E per concludere l’ampia sezione dedicata agli oggetti ed utensili utilizzati per rendere più funzionali e confortevoli le abitazioni di allora.
Qui si possono osservare:

  • “a lanterna” (la lanterna);
  • “u lume a ogghiu pitrolio” (il lume a petrolio);
  • “i canali” (tegole in terracotta per coprire il tetto delle case);
  • “u ciurnali” (la tegola fumaiolo posta in corrispondenza del focolare);
  • “a valata” (il coperchio del forno);
  • “u cuzzularu” (la piastra in terracotta per cuocere le focacce);
  • “i passulari” (graticci per l’essicazione di pomodori e fichi);
  • “u tilaru” (il telaio a mano per la confezione di coperte, indumenti e tovaglie);
  • “u zzurricu” (il canestro portapane);
  • “a cannistra” (canestra in vimini);
  • “u panaru” (il paniere);
  • “a maidda” (la madia per impastare la farina per il pane);
  • “u casciabbancu” (la cassapanca per conservare stoffe ed indumenti);
  • “a grasta” (vaso in terracotta per l’interramento dei fiori);
  • “u crivu” (il crivello);
  • “a quartara” (recipiente in terracotta per il trasporto di acqua);
  • “i cofani” (coppia di grandi canestri in vimini per il trasporto di frutta sull’asino);
  • “a giara” (recipiente in terracotta per la conservazione dell’olio);
  • “a quaddara” (pentola per la cottura dei cibi);
  • “u cintimulu” (mulinello per macinare piccoli quantitativi di grano ed altri cereali);
  • “i scanni” (sediletti in ferula)

Già da qualche anno questo inestimabile patrimonio etno-antropologico è stato accolto nei moderni e funzionali locali del Centro di Aggregazione Sociale, sito in Via Roma dov’è finalmente fruibile, non solo per gli antillesi che così potranno rinnovare il legame con le proprie radici storiche e culturali, ma anche per quei turisti, sempre più numerosi, attratti dalla cultura e dai tesori artistici, magari poco conosciuti ma apprezzati per il loro valore etno-antropologico, custoditi in graziosi borghi come Antillo.

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